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autore
brano
 
Apuleio
Della magia, 50
 
originale
 
[50] quorum e numero praecipuast materia morbi comitialis, de quo dicere exorsus sum, cum caro in humorem crassum et spumidum inimico igni conliquescit et spiritu indidem parto ex candore compressi aeris albida et tumida tabes fluit. ea namque tabes si foras corporis prospirauit, maiore dedecore quam noxa diffunditur; pectoris enim primorem cutim uitiligine insignit et omnimodis maculationibus conuariat. sed cui hoc usu uenerit, numquam postea comitiali morbo adtemptatur; ita aegritudinem animi grauissimam leui turpitudine corporis compensat. enimuero si perniciosa illa dulcedo intus cohibita et bili atrae sociata uenis omnibus furens peruasit, dein ad summum caput uiam molita dirum fluxum cerebro immiscuit, ilico regalem partem animi debilitat, quae ratione pollens uerticem hominis uelut arcem et regiam insedit. eius quippe diuinas uias et sapientis meatus obruit et obturbat; quod facit minore pernicie per soporem, cum potu et cibo plenos comitialis morbi praenuntia strangulatione modice angit. sed si usque adeo aucta est, ut etiam uigilantium capiti offundatur, tum uero repentino mentis nubilo obtorpescunt et moribundo corpore, cessante animo cadunt. eum nostri non modo maiorem et comitialem, uerum etiam diuinum morbum, ita ut Graeci [?], uere nuncuparunt, uidelicet quod animi partem rationalem, quae longe sanctissimast, eam uiolet.
 
traduzione
 
Di qui viene il principale alimento alla epilessia, della quale ho cominciato a parlare. Quando la carne per un fuoco che la strugge, si discioglie in un umore crasso e schiumoso, si genera quindi un vapore: e dall'accensione dell'aria compressa fluisce un liquido corrotto, biancastro e ribollente. Questo liquido, se pu? traspirar fuori, si diffonde con pi? laidezza che danno: infatti screzia di vitiligini l'epidermide del petto e la chiazza di svariatissime macchie; ma chi tenga questo corso del male, non ? pi? assalito dall'epilessia: e cos? sconta una gravissima infermit? dello spirito con un lieve deturpamento del corpo. Ma se quella perniciosa sierosit?, rattenuta nell'interno e associata alla nera bile si spande furiosa in tutte le vene e fattasi una via fino alla sommit? del capo, riversa il suo terribile flusso nel cervello, debilita subito quella regale parte dell'anima che col dominio della ragione occupa come rocca e reggia il vertice dell'uomo; e ne oscura e sconvolge le divine vie e i sentieri della saggezza. Gli effetti sono meno rovinosi durante il sonno, quando gli ammalati pieni di bevanda e di cibo, sono presi da uno strozzamento non molto tormentoso che annunzia l'attacco epilettico; ma se la tabe si accresce tanto da riversarsi nel capo degli ammalati anche quando siano svegli, allora con la mente a un tratto ottenebrata, si irrigidiscono e col corpo tramortito, privi di sentimento, cadono gi?. Questa malattia noi chiamiamo non soltanto morbo maggiore o comiziale, ma anche morbo sacro, come i Greci ier? n?sos: giustamente, perch? profana la parte razionale dell'anima, che ? quella pi? santa.
 

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